"Tutti per Israele" insegna a "Tutti per l'Italia"
23 AGO 20

Anche alla Knesset-parlamento d'Israele-maggioranza e opposizione se ledanno di santa ragione tanto che qualche settimana fa si affacciavaall'orizzonte la possibilità di elezioni anticipate che comunque, secondo isondaggi, davano sempre vincente l'attuale Premier Benjamin Netanyahu del Likud. Ma la situazione internazionale con un Iran sempre più determinato nello sviluppo del suo progamma nucleare accompagnato da serie minacce di voler fare sparire lo stato d'Israele, la volontà di trovare una concreta soluzione ai rapporti con i palestinesi nonostante i missili che cadono ogni giorno sui villagi israeliani al confine con Gaza o il Libano, mettendo di fatto a rischio la vita di intere famiglie inermi, proseguire nelconsolidare e sviluppare il positivo andamento della propria economia hafatto sì che alla fine la responsabilità e l'abile tatticismo politico diSaul Mofaz-ma credo anche di Netanyahu- capo di Kadima che siede sui banchi dell'opposizone alla Knesset, creassero le condizioni per incontrare e dialogare con il Governo mettendo da parte i principi e puntando sugliinteressi nazionali. In pochi giorni Likud e Kadima, i maggiori parti dellostato ebraico, sono arrivati a un accordo e formeranno un governo diemergenza nazionale. Insomma, se pure spiazzando la sinistra israeliana, almomento in fase di attesa, possiamo sostenere che è nato un concretogoverno politico "Tutti per Israele". Poi passata l'emergenza, ognuno per lasua strada. Mentre in Italia l'idea di "Tutti per l'Italia" sta appassendotra discorsi, deleteri tatticismi, veti pregiudiziali nel mezzo di una crisieconomica nazionale, ma anche internazionale e non solo sul fronteeconomico-finanziario, dove alla fine emerge il solito italico interesse dibottega. Dubito che gli attuali nostri politici abbiano voglia di imparare-mettendoci una buone dose di coraggio- dai colleghi israeliani.